Emorragica entropia grafica intimorisce.
Visionari fanciulli disincantati dipingono lacrime speziate,
sospese in un respiro insaponato.
Fuggono,repentine
pedalando sospinte da moti browniani di silicio.
Incidono l'epidermide,con cambiamenti
surgelati.
Corde suonate che rintoccano baritonali,
i nervi.Le parole sgusciano
scattanti,
telegramma sintattico della profonda ragione.
Convincersi che sia la scelta corretta
mentre l'afasia sentimentale leva la pellicola
dal biadesivo emotivo.
Io rimango qui,nell'ombra del tuo sorriso
sospinta da vettori opposti che rilanciano scommesse
nella peggior partita di tennis di sempre.
lunedì 5 dicembre 2011
NEBBIA
Un'adunata di fiamme ribelli è spennellata sugli ombrosi aghi,agitati da frigido lampo grigio.Nebbiosa ricognizione degli errori inconsci,del tremolio irrazionale che sovrasta l'assideramento.
Intrappolato
nello specchio che non riflette,
un alito d'idea trascina i rimasugli screziati di un noi spezzato.
Intrappolato
nello specchio che non riflette,
un alito d'idea trascina i rimasugli screziati di un noi spezzato.
domenica 3 luglio 2011
PUNTO SPAZIO PUNTO
Bloccata,distorta,malinconica. La mia vita,la mia gamba,la mia mente. Le parole gravano,zavorra emotiva che porta con sé un tremolio profondo,io scorro il cursore ed eviscero i tuoi pensieri che giacciono nudi davanti ai miei occhi. Il confronto mi provoca inevitabilmente un’analisi interiore e si sa,io non sono per niente cordiale con me stessa. Riscontro una competizione persa in partenza,una noia genetica della mia parte loquace,una piattezza lessicale nonché argomentazioni a terra. Un catorcio vuoto ed insipido,instabile e maldestro. Il suo profumo ti fa pensare al bello della vita,al suo sguardo che decanta piaceri conturbanti, la sua sensualità che trasuda persino da delle parole scritte al computer. La poesia personificata,una donna che quando rapisce non lascia la presa,di quelle che una volta incontrate s’infiltrano nelle tue escrescenze carnose,altro che [il tuo secondo tatuaggio].La gelosia è un sentimento così stupido che non dovrebbe nemmeno esistere,la odio,non la concepisco. Eppure il fuoco che arde in me,le lacrime che mordo nella trachea appartengono alla sua stirpe. Vorrei essere la tua musa,vorrei conoscere meglio la tua mente,il tuo recondito spirito che lei sembra possedere con una tale maestria che mi ha spogliata di ogni sicurezza.
martedì 17 maggio 2011
IMPICCAGIONE
-La poesia è inutile-
Lo urlò con convinzione il ragazzotto tarchiato.E di certo quegli occhiali retrò,come fossero un televisore degli anni '60 minavano la teoria di Lombroso che"quello lì c'ha la faccia da ignorante che non vuole avere niente a che fare con la cultura".Lui invece aveva la facoltà delle sue parole,lui che con la poesia aveva imparato a conviverci e tentato di viverci."Dopotutto-pensava-cosa cazzo è la poesia?" E' un ammasso informe di robaccia,come il sacchetto dell'indifferenziato nel quale ci si butta tutto quello scarto che non ha altra collocazione e che è,per l'appunto,inutile;perchè non lo puoi riciclare,non puoi considerarlo una sorta di fenice che risorge dalle proprie ceneri,è fine a se stesso e non fa altro che gettare altra merda in un pianeta che sta andando a picco.Entropia,ecco cos'è la poesia.Tanto vale ficcarsi due falangi in gola e rigurgitare in senso materiale il marasma interiore che ci opprime. E vaffanculo agli intellettuali che si ritrovano nei caffè letterari a discutere del verso alessandrino e dei neoavanguardisti.Sono tutte congetture mentali,nebulose ed intangibili masturbazioni craniche che non portano ad un cazzo nella vita.Prova tu a pagare il mutuo sproloquiando sull'endecasillabo sciolto.
Lo urlò con convinzione il ragazzotto tarchiato.E di certo quegli occhiali retrò,come fossero un televisore degli anni '60 minavano la teoria di Lombroso che"quello lì c'ha la faccia da ignorante che non vuole avere niente a che fare con la cultura".Lui invece aveva la facoltà delle sue parole,lui che con la poesia aveva imparato a conviverci e tentato di viverci."Dopotutto-pensava-cosa cazzo è la poesia?" E' un ammasso informe di robaccia,come il sacchetto dell'indifferenziato nel quale ci si butta tutto quello scarto che non ha altra collocazione e che è,per l'appunto,inutile;perchè non lo puoi riciclare,non puoi considerarlo una sorta di fenice che risorge dalle proprie ceneri,è fine a se stesso e non fa altro che gettare altra merda in un pianeta che sta andando a picco.Entropia,ecco cos'è la poesia.Tanto vale ficcarsi due falangi in gola e rigurgitare in senso materiale il marasma interiore che ci opprime. E vaffanculo agli intellettuali che si ritrovano nei caffè letterari a discutere del verso alessandrino e dei neoavanguardisti.Sono tutte congetture mentali,nebulose ed intangibili masturbazioni craniche che non portano ad un cazzo nella vita.Prova tu a pagare il mutuo sproloquiando sull'endecasillabo sciolto.
venerdì 13 maggio 2011
CORIANDOLI
Questa sera l’aria sembra ricordare tanti piccoli asterischi colorati che entrano nelle mie caverne e portano immagini di leggerezza,di libertà giovanile e di sudore. Tutto si insegue come in una gara senza traguardo,prima il freddo,poi il caldo,poi il freddo. Niente di più e niente di meno,eppure ogni volta c’è sempre qualcosa di diverso dentro od attorno a noi che ci illude che sia tutto nuovo. Questa mattina ho incontrato una mia vecchia compagna dell’asilo. Me la ricordo ancora con le sue pesanti trecce bionde e i suoi fuseaux verde acqua. Mi ricordo i mille pomeriggi trascorsi a rincorrersi nei campi infiniti con il fieno,i cavalli e le ginocchia sporche di fango. Mi ricordo quando ci arrampicavamo sugli alberi per salvare i gattini e fingevamo di essere dei super eroi. Poi una maratona di lancette la ributta sul mio cammino,con i capelli corti,un sorriso da donna,un fidanzato,un figlio. E’ cambiato tutto,eppure il calore primaverile è lo stesso di sempre. Invece il tempo è passato, e siamo cresciute,siamo diventate grandi. Grandi come quando da bambina,rifugiata nel lettone dei miei immaginavo a come sarei stata a vent’anni,che ai tempi mi sembravano tanto lontani ed irraggiungibili. Eccoli qui invece. Pensavo al futuro senza preoccupazioni,senza timori,con un sorriso stampato sulla faccia e la sensazione che la mia infanzia non sarebbe mai finita. Ora pensare a cosa farò nei prossimi quindici anni della mia vita mi mette l’angoscia,il timore di non riuscire a raggiungere l’indipendenza,di non trovare un lavoro. Altro che avere quattro anni e credere che tuo padre ti costruirà una casa in giardino e che lavorerai come veterinaria con animali sani ed immortali.Non sono nemmeno un briciola simile alla persona che avrei voluto essere,perché ai tempi dire quando avrò vent’anni significava quando sarò adulta,grande,come la mamma ed il papà. Adesso mi guardo,e non mi sento per niente grande,mi sento ancora quella bambina tonda con le lentiggini e le guance rosse,con le ginocchia sporche di nero e tanta voglia di correre nei campi.
lunedì 9 maggio 2011
BROCCATO
Broccolo abbracciato
da un pingue petto di pollo.
Il bagnato lago iodato gonfia
le fibre morte
creando sporcizia indecomponibile,
numero primo di amminoacidi fortificati.
Fauci sbavano,di acquolina incestuosa
Si sbattono sul lenzuolo tinto,
di uva fermentata da alcolico spirito invecchiato.
Risate obese da arterie intasate
si appiccicano sull’intonaco
con catarrosi fotogrammi di cibi lobotomizzati.
da un pingue petto di pollo.
Il bagnato lago iodato gonfia
le fibre morte
creando sporcizia indecomponibile,
numero primo di amminoacidi fortificati.
Fauci sbavano,di acquolina incestuosa
Si sbattono sul lenzuolo tinto,
di uva fermentata da alcolico spirito invecchiato.
Risate obese da arterie intasate
si appiccicano sull’intonaco
con catarrosi fotogrammi di cibi lobotomizzati.
GHIACCIO CANGIANTE
Volo artico tra nuvole colanti e tungsteno intermittente.
Planò a terra con un tonfo,
secco e schernito.
Le ali inorganiche si spensero
come un motore stanco.
Sentiva la vita scomparire come uno starnuto,
infetto di tempo imprigionato,
di vetri rotti e rossetto sbavato.
L’aurora boreale si stendeva nelle membra,
con un bagliore malato,
vulnerabile ed incompleto.
Ricaptazione serotoninica a terra ed iridi offuscate,
quello fu il suo ultimo risveglio.
Poi un manto ombroso,
umido ed eterno calò sul suo volto.
E tutto venne risucchiato con uno spargimento
di ceneri funebri.
Planò a terra con un tonfo,
secco e schernito.
Le ali inorganiche si spensero
come un motore stanco.
Sentiva la vita scomparire come uno starnuto,
infetto di tempo imprigionato,
di vetri rotti e rossetto sbavato.
L’aurora boreale si stendeva nelle membra,
con un bagliore malato,
vulnerabile ed incompleto.
Ricaptazione serotoninica a terra ed iridi offuscate,
quello fu il suo ultimo risveglio.
Poi un manto ombroso,
umido ed eterno calò sul suo volto.
E tutto venne risucchiato con uno spargimento
di ceneri funebri.
INNO ALLA DECADENZA
Il capolinea della guancia era ormai sin troppo visibile.
Altro non era rimasto che un graffiato volto
impresso sulla pellicola ed una poltrona in pelle scolorita.
Mani ferite,dal peso dei secondi e dalle tante perdite,
occhi studiati da speleologi mentali ed un amaro ghigno.
Paresi convinta d’essere felicità
cristallizzava i muscoli di quel corpo marcio,
lasciandosi attorniare dai suoi ultimi anni
come fossero impercettibili fantasmi senza peso.
Altro non era rimasto che un graffiato volto
impresso sulla pellicola ed una poltrona in pelle scolorita.
Mani ferite,dal peso dei secondi e dalle tante perdite,
occhi studiati da speleologi mentali ed un amaro ghigno.
Paresi convinta d’essere felicità
cristallizzava i muscoli di quel corpo marcio,
lasciandosi attorniare dai suoi ultimi anni
come fossero impercettibili fantasmi senza peso.
PVC
Dalla bocca sbavava
plastica fusa.
Puzzava,
di rappresa coagulazione chimica.
Sferette tondeggianti di gommose tinte
decoravano le lenzuola squarciate,
sporche di qualcosa che brucia.
Arde il corpo elastico e si deforma
lungo una traiettoria infinita
insozzando l’innocenza di una madre
sverginata dalla monotonia della sua esistenza.
plastica fusa.
Puzzava,
di rappresa coagulazione chimica.
Sferette tondeggianti di gommose tinte
decoravano le lenzuola squarciate,
sporche di qualcosa che brucia.
Arde il corpo elastico e si deforma
lungo una traiettoria infinita
insozzando l’innocenza di una madre
sverginata dalla monotonia della sua esistenza.
martedì 3 maggio 2011
ZUCCHERO RETROATTIVO
Nelle tasche avevo i pugni serrati,colmi di saluti mai dati.
Ti vidi che ormai gli alberi erano feriti,
con rombi rossi attorno ai loro corpi.
Passo lento e molleggiato
di chi cammina senza meta
con la mente immersa in nebbiose congetture.
Estrassi settantadue muscoli per sorriderti
ma invano.
Tu passasti oltre.
Poi ti rividi,molta polvere e pochi sorrisi dopo
sentii una mano umida sfiorarmi il collo
e un sentore,come di mare mosso
nel profondo del mio stomaco.
Ti vidi che ormai gli alberi erano feriti,
con rombi rossi attorno ai loro corpi.
Passo lento e molleggiato
di chi cammina senza meta
con la mente immersa in nebbiose congetture.
Estrassi settantadue muscoli per sorriderti
ma invano.
Tu passasti oltre.
Poi ti rividi,molta polvere e pochi sorrisi dopo
sentii una mano umida sfiorarmi il collo
e un sentore,come di mare mosso
nel profondo del mio stomaco.
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