giovedì 14 ottobre 2010
CAZZO
Scivola,con fare insolitamente timoroso,la mia mano come un vascello solitario alla deriva.Sulla tua schiena. E il tuo retro,indescrivibile piacere che si moltiplica e si espande mentre imperterrita incedo sulla tua schiena di bruna bellezza.Si intaglia nella mia mente il tuo sentore,brandelli di profumo mi cullano,sono qui,accanto a me nel nostro letto.Sento il mio corpo fremere per la lontananza,manca la tua pelle che scorre sulla mia,la liscia,la scalda.Rifuggo il vuoto,la geografia,le paranoie.Rifuggo il ricordo di questa sera,una banalità ci allontana,ci incattivisce.Vorrei chiudere gli occhi e trovarti adagiata sull’altra metà del cuscino,sentire le tue mani qui,sul mio corpo,nel mio corpo,mentre mi accarezzi dentro e fuori,mentre cancelli le mie paura.Cazzo.Vorrei poter cancellare i problemi dal mondo e scrollarmi di dosso le incomprensioni,sorriderti e fingere che non sia accaduto nulla.Invece cade una lacrima,stoica,amara,viscida e tu sei lontana,nuoti fra mille pensieri ai quali non posso dare nome.Tortura.Mi tortura l’idea di non sapere cosa vortica nella tua mente,mentre quello che sta nella mia non me lo posso scollare.
mercoledì 15 settembre 2010
SBIADITO
lunedì 29 marzo 2010
MIELE DI CACTUS
21 marzo 2010
Per quel sudicio treno,che squarciando la nostra distanza lascia dietro di sé una striscia di angoscia,arriccia la mancanza di te,stordisce il natural scrorrere degli eventi ed inganna la razionalità. Mi hai colpita,come un dardo al centro della mela ed io ti.Ti ma è troppo forte,ti ma ho paura,ti ma è troppo presto.Presto rispetto a cosa poi,mi chiedo.Il tempo altro non è che una stupida convenzione creata dagli esseri umani ed io,ti devo confessare un segreto,con questi esseri grigi e privi di sogni,ho poco da spartire.E se improvvisamente decidessi che ogni secondo che passa in realtà sia un intero anno?Perchè con te,il tempo non esiste.Quando non ci sei non scorre mai,quando sei con me basta un battito di ciglia,e scompare.Dunque non aver paura”che sia troppo presto per”,buttati su di me,ti prenderò,lo prometto,ti solleverò nel mio palmo e non stringerò,lascerò filtrare i raggi migliori,e purificherò l’aria per te.Solo per te,nessun’altro.Perchè io ti.
martedì 9 marzo 2010
Came without a reason
domenica 7 febbraio 2010
venerdì 1 gennaio 2010
RESCUE ME
Gli abbracci di Clara,i pirli di Citta,,la panchina del 12 settembre,le ultime sigarette della giornata,le passeggiate a south bank,il gay pride,le telefonate con Marcela,le chiacchierate interminabili con Nico,le serate al b@one,il concerto dei modena,il primo giorno di scuola,il payday del dairy cafe,lo shopping a primark,il profumo di Carrara,Riminilatina,il 19 giugno,i nuovi incontri,ferragosto,la festa della radio,i martedì sera al Lio,il sorriso della Greta,le battute della eli,il coming out,gli sguardi della Laura,il rocky horror picture show,il ponte di hammersmith,lo smarrimento notturno per Purney,le giornate londinesi con Clara,il 5 settembre,quel ti amo mai detto,la gibson diavoletto,il 22 febbraio,la Bea.
mercoledì 16 dicembre 2009
SOMETIMES I FEEL A KIND OF WARM SENSATION DEEP INSIDE
16 dicembre 2009
Quando annaspando nell’oscurità intrappolata tra quattro mura si riusciranno ad evitare tutti gli spigoli,quando si conoscerà la distanza esatta tra la porta ed il suo stipite,quando si scavalcheranno tutti gli ostacoli con assoluta certezza,allora si potrà chiamar quel luogo casa.
venerdì 27 novembre 2009
THIS IS A PICCADILLY LINE SERVICE TO COCKFOSTER
28 novembre 2009
Miocardio duole,di umidi ricordi estivi.Un giardino,manciata di sorrisi tra le corde di una chitarra,frasi improvvisate in mille lingue.Le parole non sono poi così rilevanti quando gli occhi raccontano la tua storia e mentre la sera non divenuta ancora abitudine ci invitava a calare gli occhi,io ti sentii pulsare,cuore.E’ dura,sembra stupido ma manca quasi quanto una presenza fisica nella mia vita,manca lo sporco grigiore di un binario,mind the gap,non caderci amico,questa donna non perdona,non lascia scampo,è ovunque,ogni canzone parla di lei,ogni lettera solleva il suo multietnico sentore che spazia in tutti i tuoi anfratti.Un sogno non si rivive,una volta morto è come un giornale precipitato dentro ad un pozzzo,fradicio,in decomposizione.morto.
CRINE ERRANTE
26 novembre 2009
Il vento violò le caduche tende,una salata brezza notturna eccitava la lastra marina,lontano un ragazzo trascinava le sue gambe stanche abbracciando una vecchia chitarra.Vagava,senza meta,nella terra di nessuno,straniero su ogni polvere,la bocca secca,non era stata dischiusa da troppo tempo.Perchè quando sei uno sporco sognatore nessuno ti si accosta,nessuno rivolge la parola ad un uomo errante con pacchi di storie nella bisaccia.Dalla finestra della sua statica camera Lucia lo vide.Lei,ragazza prodigio,costretta dal padre a suonare il violino fin dalla tenera età.Con questa innaturale imposizione lui aveva estirpato dal quel giovine animo l’amore stridente che si sprigiona ad ogni sfregamento dell’archetto sulle corde.Avrebbe voluto fuggire lontano,dove il suo destino non fosse già scritto,avrebbe voluto degli occhi che la capissero.Lasciò come sempre che il suo dolore scappasse dalla finestra suicidandosi sullo strapiombo scoglioso,il mare era grosso,agitato,scuro.E quella notte lo vide.Solcava l’infinità a ritmo del suo respiro,lo sguardo ieratico,le vesti lacere.Al suo passaggio i giunchi fluttuavano sotto il tocco del vento,quasi come inchinandosi per il passaggio del sire.Senza pensare Lucia afferrò la giacca,uscì,lasciando che la notte umida le alzasse la veste e le annodasse il crine.
“Hey tu,dove sei diretto?”-urlò Lucia al ragazzo
Egli proseguì nella sua marcia:non gli apparteneva più la sensazione che si prova ad essere invocati.
“Hey,dico a te sai?Quante persone pensi ci siano nel sentiero sotto il faro nel cuore della notte?!”-ripetè stizzita
Arrestò il suo passo,si voltò e la vide,bella come quella notte d’inverno,il mare argenteo,il sorriso bianchissimo
“Ciao straniera,non te l’hanno insegnato che non si parla agli sconosciuti,specialmente la notte??”-le chiese
“Come ti chiami?”-incalzò Lucia
“E tu,ragazza curiosa,come ti chiami tu?”-
“Lucia,ma non dirlo a nessuno,sarà il nostro segreto”rispose
“Lucia,Lucia Lucia,come mia madre-ripetè con la malinconia che ribolliva nella gola-Hai freddo Lucia?,guarda,la tua pelle dice che hai freddo,tieni-disse porgendole il suo maglione-metti questo,ti terrà al caldo”
Lei sorrise,un semplice gesto,così premuroso,accrebbe in lei il desiderio di fuggire con quel vagabondo.Senza parlare abbandonarono i gradini melmosi del faro,mentre la notte moriva ed un nuovo giorno si faceva avidamente posto tra i boccoli ramati di Lucia ed i riccioli scuri dello straniero.Lentamente i lori piedi avanzarono,senza pensare a nient’altro che non fosse camminare e lasciare che i loro giorni fossero scanditi solo dal battito del loro cuore.
